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Le ragazze che sognano, c’è poco da fare, trovano sempre qualcuno che le disturba nel sonno. Le ragazze che sognano farebbero di tutto per essere scelte in mezzo ai libri in biblioteca, per essere fermate dopo essere scese dal treno da quel tipo così carino seduto due posti più in là. Le ragazze che sognano fanno le prove allo specchio per vedere qual è la loro espressione migliore, il loro lato migliore e lo ripropongono a perfetti o semi-sconosciuti per vedere che effetto gli fa. Le ragazze che sognano, a volte, vengono trascinate in discoteca da qualche amica più pratica e si siedono da una parte aspettando qualcuno che gli dica: “che noia questo posto, vero?”. Se vedono un simil-sognatore per la strada lo studiano per metri e metri, cambiano direzione per seguirlo, fanno tardi a scuola, a lavoro, all’università per poi vedere che lui aveva già una lei. Le ragazze che sognano hanno gli occhi spesso lucidi, non si truccano quasi mai ma non rinunciano al mascara e alla matita nera, perché vogliono essere guardate negli occhi, vogliono essere guardate a lungo negli occhi, vogliono che qualcuno le faccia arrossire. Le ragazze che sognano, quando ascoltano la musica, cantano con voce sommessa per far sentire a chi hanno intorno quali parole le stanno facendo vibrare, muovono le mani e i piedi come se a casa avessero un pianoforte o come se facessero danza da tutta la vita. Hanno le caviglie distrutte, loro. Spesso guardano il cielo, si fissano su due persone che parlano, su piccoli particolari - un gatto che scappa, un uccellino troppo piccolo per volare, la forma delle nuvole, il colore delle case - e si dimenticano di guardare per terra, cadendo spesso e volentieri. Le ragazze che sognano sperano anche che, a tirarle su, sia un ragazzo dolcissimo con in mano il prossimo libro che leggeranno. Odiano facebook, i cellulari, e amano essere chiamate al tefono fisso all’improvviso. Ogni volta che tornano a casa e vedono qualcosa nella cassetta della posta, sperano sempre che sia la lettera di quel vecchio amico che non sentono da mesi, sperano sempre che qualcuno abbia ancora voglia di mettere del profumo sulla carta. Amano le piccole province dove ci si può incontrare di nuovo, anche per caso. Amano i treni, i pullman, gli aerei dove ci si può innamorare per il tempo di un viaggio e appena arrivati ci si dimentica. Sono portate per le storie a distanza che fanno piangere, impazziscono per i baci sotto la pioggia, per le città viste dall’alto, per i mercatini pieni di oggetti strani e pezzi unici. Le ragazze che sognano si fanno complicare la vita dai libri che leggono, dai film che guardano. Non distinguono la realtà dalla finzione e se un personaggio delle loro storie non sa più dove sbattere la testa, loro, di riflesso, non sapranno più dove sbattere la testa. Le ragazze che sognano, ho solo una certezza, al mondo non ci staranno mai veramente bene. Sono malinconiche, e appena realizzano un desiderio, quel desiderio gli manca già. Le ragazze che sognano non svegliarle, ti prego. Morirebbero.
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Non ho mai smesso di aspettarti.
Non sto più con il naso appiccicato alla finestra per vederti spuntare all’improvviso, non vivo più con il telefono continuamente in mano, non parlo più di te con chiunque incontri, non passo più le notti in bianco pregando che tu non ti innamori di un’altra.
La vita va avanti, ma io ti aspetto ancora.
Ti aspetto con dignità, con la calma di chi sa che, anche se non tornerai, ti aspetterà fino alla fine.
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Quando decidi di mettere in un ripostiglio il cuore non c’è un momento preciso. Non te ne rendi conto. In realtà ti sembra di essere come al solito, un po’ più tranquilla, ma comunque la stessa di sempre. Hai appuntamenti, dai baci, ti sembra anche di esserti presa una cotta. Fai quello che tutto si aspettano: fai le tue esperienze, insegui i tuoi obiettivi, cerchi un po’ di felicità. E intanto non ti accorgi di esserti persa. Hai smesso di piangere la notte. Hai smesso di leggere. Hai smesso di fare discorsi seri. Hai smesso di dire “dai, vieni qui…dimmi cosa non va” alle amiche. Hai iniziato a dire “via, tanto ti passa”. Tra un po’ di buon sesso e tanti giochi e tanto sesso, tante parole, tanto amore, scegli di giocare. Perché ti va, dici. Il fatto è che a nessuno va di smettere di sentire. A nessuno. Quindi non lo ammetterai mai, non lo dirai mai alla tua amica che hai un buco in testa e uno in pancia. Non dirai mai che tocchi gli oggetti ma non li senti. Che abbracci e vorresti essere altrove. Che eviti accuratamente qualsiasi cosa che possa creare scompiglio o lacrime. Non lo dirai mai, ma se ne accorgeranno tutti quando una sera, all’improvviso, scoppierai a piangere (apparentemente) senza motivo e inizierai a dire che ti manchi. Che ti manchi, che ti manca la te capace di soffrire.
Mi soffermo davanti allo specchio. La figura che appare riflessa sono veramente io? Non riesco a riconoscerla. Una maschera cela un viso pulito e stanco. Una maschera dai particolari minuziosi.
Stampato vi è un sorriso così grande da rendere quel camuffamento quasi insopportabile alla vista.
Turbata tento di togliermelo di dosso, ma qualcosa me lo impedisce. Paura? Debolezza?
Lascio scivolare le braccia spossate lungo il corpo e tristemente torno alla realtà; torno a circondarmi di persone che mi vorrebbero fatta in questo o in quell’altro modo, che non fanno altro che continuare a plasmare e ri-plasmare la mia maschera a seconda dei loro desideri e delle loro esigenze, che predicano l’essere se stessi, ma che alla fine preferiscono omologarsi al resto della società, per comodità o più che altro per farsi accettare.
Non voglio pensare come loro, non voglio essere una di loro. Ma non mi sento ancora abbastanza forte per ribellarmi. E.E. Cummings scriveva: “essere nient’altro che se stessi in un mondo che fa di tutto, giorno e notte, per farti diventare qualcun altro, vuol dire combattere la battaglia più difficile che un essere umano possa affrontare”. Se è davvero così, avrò bisogno di tutto il coraggio e le armi possibili per vincere. Ancora un po’ di tempo e sarò pronta. Intanto continuo a sfoggiare quel falso sorriso e, alla domanda “come va?”, a rispondere “va tutto bene, grazie”.
- charlie
“Dovremmo avere tutti qualcuno che ci abbracci fino a toglierci il fiato, che ci faccia dimenticare il perchè siamo tristi, che ci lasci addosso il suo profumo dopo averci stretto forte per farci passare la paura.”
[cit.]
(Fonte: sorrisisintetici)